Dicembre 2016: Remador mi chiede di partecipare alla PTL, in squadra con lui e Ivano. Bè cavoli bell’assortimento di birraioli, ci penso quei 23 secondi e accetto.

Arriva così il giorno della partenza. Zaino con tendone… e già li noto qualcosa che non va, siamo gli unici ad avere un palazzo come tenda. Va bè! Si parte, rigorosamente in coda, talmente in coda che Filippo si fa scivolare giù i ramponi e così siamo pure dietro alle auto incolonnate al seguito del gruppone che sta attraversando Chamonix. Passano quei bei 5 min di attesa prima di iniziare a salire a zig zag su sentiero. Ecco il bello è notare alcuni atleti che ti passano come non vi fosse più un domani, mi piacerebbe capire dove pensano di andare così di fretta. Fa caldo, direi anche troppo, lo scenario è molto accattivamente. Roccia e caldo e poca acqua. Si cammina e si suda. Laghetto di montagna, prima sosta. Si beve e si mangia. Si riparte.
Lo zaino è di quelli pesanti, le spalle cominciano a dolere. Mi sa me devo aver toppato il modello, porto quello di mio figlio, gli spallacci son troppo piccoli e si fanno sentire da subito.
Tratto attrezzato e cima mont buet. Siamo all’imbrunire, dopo tanto caldo serve coprirsi. Mangiamo e scendiamo verso Skiroc dove c’è il primo ristoro (40 km!!! e 4000d+ !!!) arriviamo dopo 14 ore… un po’ lenti rispetto al previsto. Dura ripartire ma bisogna farlo, è oramai notte. Si sale sempre cattivo e si scende altrettanto cattivo. Al cambio valle riposo di un paio di ore. si riparte. Al colle ora fa caldo, troppo caldo. La ricerca d’acqua è pressante. Un ruscello quasi a valle, non si bada se ci si fida o meno a berla… non farlo sarebbe peggio. Da lì a poco Ivano abbandonerà, troppo presto per “soffrire” e così continuo col determinato Remador.
Rifugio Orly al cospetto di un sontuoso ghiacciaio. Tira una aria impressionante, che stride col caldo di prima. Si mangia sino a riempirmi bene la pancia e poi si scende su una lunghissima discesa. Siamo di nuovo bassi, serve risalire di nuovo in quota. Ragazzi che tirata anche stavolta.
Non ci agevola neppure la ricerca del percorso, tra gps impazzito, stanchezza e realmente sentieri che non ci sono si perde gran tempo. Giro sopra il paese, non si scende mai! Finalmente base vita, doccia e un po’ di dormire. Bene pure la colazione, siamo pronti e carichi. La stanchezza si fa sentire ma siamo quei per andare avanti. comincia arrivare il brutto tempo. Ecco ora piove, non sarà per nulla facile per i nostri piedi! Morgex, lo ricorderò per le lasagne!!!! Dai miseria siamo a 160, metà fatto. Lago d’Arpy, Defeyess, e Ruitor, nel mezzo un po’ di smarrimento per mancanza di traccia su gps… il tutto di notte ovviamente. Dai dai è ora di far doppia fatica, di non mollare, di tirare dritti come muli. Dobbiamo arrivare all’hospice del san Bernardo. Non vi è doccia, ma si mangia dell’ottimo coniglio. Ci si riposa un po’. Ivana e Stella ci salutano meNtre andiamo verso il col de la Seigne. Passaggi molto tecnici, deviazione percorso per meteo avverso, che da li a poco ci raggiungerà. Non sappiamo dove siamo, avvolti nella nebbia a 2800- incrociamo le balise utmb. Va bè dai la meta è sempre più vicina. Si sale di notte lungo una cresta. Deve essere stupendo li di giorno.
All’albeggiare siamo in vetta al mont joly. Campo minato. Via attraversato. Dai l’ultimo colle, la neve, e si scollina con ramponi, corde fisse e scalette. Ok dai Roby è l’ultimo tratto. Il tam tam dei cartelloni sulle transenne d’arrivo. In fondo tanti amici ad aspettarci…
L’abbraccio tra me e Filippo.
Finisher! Un gran bel viaggio!

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