Monte Rosa Walser trail
Scrivere di un trail duro, forse il + duro corso in Italia e allo stesso tempo essere finisher può passare come autocelebrazione. Rischi un po’ di chi si espone e di chi vuole interpretare lo scritto.

Di fatto lo scorso anno mi sono ritirato per una brutta distorsione, quest’anno volevo esserci perché ancora mi pesa il ritiro 2016. Al via tanti amici, top, tap, volontari e tutto ciò che mi piace di questo mondo. La partenza persino soft per il primo km, poi alla casa di Franco Collè i più forti aprono le danze e menano in salita. Io che ero +/- avanti mi spavento nel vedere la foga che ci mettono con tutto quello che ancora c’è da fare. Una volta uscito dall’imbuto iniziale, mi regolo un attimo sino a prendere il mio ritmo gara, che per vero ho tardato anche troppo a prendere. Partendo alle 21 ora che siamo al rif Sottile è già buio, peccato quello che potevo immaginare li attorno mi stuzzicava l’idea di vederlo alla luce del sole, ma si sa in una gara di 114km e svariati migliaia di metri di dislivello positivo da qualche parte gli occhi devono pagare l’oscurità.
La prima vera discesa è tremenda, il sentiero non esiste e ti devi un po’ arrangiare, se poi davanti non hai nessuno sei costretto a cercare bandierine e allo stesso tempo appoggi solidi. Comunque si procede verso il lago Gabiet con la bella compagnia della straordinaria Sonia Glarey. Peccato che il nostro passo non è a lungo uguale, ma inutile sforzarsi in una gara lunga a tenere una andatura che in quel momento non ti è congeniale. Ripassiamo da Gressoney la trinitè, passo in finaco all’hotel dove alloggio, sono quasi le 3 di mattina e mi immagino mio figlio beatamente a letto… per fortuna nessun tentennamento da parte mia a seguirlo. Il tratto che mi porta all’Alpenzù è il ricordo di Giugno quando con Soul Running e la guida Zeo San ho fatto quel sentiero. Allora mi sembrava più corto, in gara infinto. Da lì la salita al colle Pinter, foriero di emozioni infinite in questi anni. Episodi legati al Tor e al 4k, impossibile non ricordarli. E’ l’alba e sono lassù con volontari e soccorso alpino, sono sicuro che sarà uno dei momenti che ricorderò per sempre. La discesa poi è di quelle bastarde, consideriamo il fatto che oramai è una notte che sono fuori e che siamo al 45° km e 4300 mt d+ , non è il massimo trovarti un sentiero molto tecnico… ma tant’è al tor l’ho fatto ed ero molto più stanco. Il rifugio Crest è chiuso, ma qualche emozione affiora. La risalita sulle piste da sci me l’ero dimenticata, uff pesante.
Ecco l’arrivo a Saint Jacques, dove io e Filippo Canetta un paio di anni fa ci hanno spennato per un piatto di polenta e salsiccia. Stessa salita del Tor ma poi niente rif Tournailen, un altro passo e via Champoluc. Lazzy mi aspetta in attesa della sua gara che pertirà il giorno dopo. Bello vedere amici che ti danno sollievo anche solo con la presenza. Appena riparto gambe morte! Ecco arriva pure il sole. La salita al colle Palisanaz ( +/- si scrive così ) è un calvario, mi siedo alcune volte, ho caldo e sono vuoto. Va bè consapevole della “crisona” aspetto che passi, se passa.
Scollino dopo un tremendo canaletto, la discesa a Brusson su poderale e poi bosco è dapprima piacevole, perché comunque riesco a correre, ma poi l’umidità che trovo tra gli alberi è opprimente. Sono costretto a sedermi prosciugato, e si che ho bevuto in quantità cammello. Entro al ristoro del paese completamente sfatto, non di testa, quella è determinata, ma fisicamente penso di non avere più forze. Mi aspettano 8 km di “nulla” prima di arrivare ai piedi dell’ultima salita che mi ricordano essere 1100 mt d+. Non sono preso dallo sconforto, però qualche pensiero a come riuscire a farla mi viene. Per giunta il primo tratto è veramente un verticale che taglia un po’ di strada asfaltata. Per fortuna la successiva poderale mi permette di avere un passo regolare. Al ristoro all’aperto arriva un temporale mezza tormenta. Le ragazze volontarie cercano di salvare il salvabile. Io mi copro e riparto prima di raffreddarmi. Ho ancora freddo, per cui mi copro ulteriormente e arrivo al colle. Non oso pensare cosa abbiano potuto vivere i 4 volontari che mi hanno passato del thè bollente! L’ultima discesa è la ciliegina sulla torta. Prima del bosco un sentiero non sentiero tra i massi. Ma ora voglio solo arrivare e non mi preoccupo. Gli ultimi 3 km il leggera ascesa e il traguardo….

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