Tutto è iniziato pensando a una corsa da farsi in compagnia , con la maglia dell’ associazione LND , la scelta delle persone la più semplice possibile senza fare troppe discriminazioni: innanzitutto amici. Federico (zio di Michele il capitano dei ragazzi affetti dalla malattia), Davide e Ivano tra i primi a sposare questa causa anni fa.

La scelta poi della gara era la visibilità da dare alle maglie. In Italia c’è il Tor, e le famiglie da anni sono presenti, e poi la Lavaredo, la gara più internazionale che c’è in Italia per seguito di persone, sponsor, giornalisti, televisioni. Contatto gli organizzatori Simone e Cristina, spiego la nostra iniziativa, senza fine di lucro, anche senza classifica e senza pettorale se serve, pur pagandolo per non fare della visibilità un punto di privilegio per noi. E allora siamo ci troviamo catapultati a Cortina d’Ampezzo, la sera prima bagordi e ho una nausea pazzesca…. Sono un pirla lo so! Provo di tutto per digerire, l’ultima cosa una schweepes e pare funzionare. Si parte in coda ai 1700 partenti, è una gran festa, bellissimo esserci indossando quella maglia che in mezzo a centinaia di persone fa sembrare ancor più significativa la scritta “rari non vuol dire soli”.
Il serpentone che ci precede illumina la notte con le lampade frontali. L’imbuto al primo sentiero è inevitabile. Federico purtroppo soffre già per il suo ginocchio malandato e al 12° km ci lascia libertà d’azione perché con lui sarebbe difficile arrivare, da lì a poco si ritirerà. La notte passa inseguendo chi ci precede , non senza fatica si sorpassano gli atleti più lenti, e si arriva oramai ben albeggiato al lago di Misurina appena sotto le Tre Cime di Lavaredo. si sale sino al Rif Auronzo e da li alla forcella che ci porta verso il Rif locatelli. Le “piramide” delle tre cime sono monumentali e si inizia a scendere: Davide davanti tira le fila, Ivano si trattiene in discesa. Sulla ciclabile che porta a Cime Banche fa caldo, l’acqua scarseggia, un po’ di arsura viene. Il ritmo è lento, anche Davide ha male a un ginocchio, suo malincuore al 66 km si deve ritirare. Ok ora inzia il difficile, siamo solo io Ivano, i vaffa non si sprecheranno di sicuro. Ripartiamo dopo una bella birra fresca e via verso la parte più bella della gara. L’incidere non è male, riusciamo a salire molto bene, arriviamo al col gallina, e l’amico Max Valsesia e Lorenzo Antonio ci offrono due birre medie. Rigenerano alla grande le nostre membra stanche . La salita all’Averau e l’arrivo al Passo Giau scivolano leggere, Cubettoz (luca Revelli) e Renato Jorioz persone con le quali scambiare 4 chiacchiere. Forcella Giau, corta e intensa la si mangia. E’ di nuovo buio, si accendono le frontali e si va verso Cortina. Temporale ci obbliga a mettere la giacca anche se manca poco.
Il rettilineo d’arrivo, Davide e Federico che tagliano il traguardo con noi, perché questa era la nostra volontà, finisher 25 ore con indosso la maglia, 25 ore con loro nel cuore. Grazie a Simone Brogioni e Cristina Murgia per questa opportunità regalatami, la Lut nel mio cuore non sarà ricordato solo per il percorso ma per le emozioni che mi ha fatto vivere in questa nuova e bella esperienza!

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