E quando sei lì dietro le quinte aspettando la tua partenza, ti guardi in giro e ti rendo conto che tutti quelli che come te stanno aspettando sono pronti a vivere un qualcosa di diverso; quel qualcosa che solo questa gara storica ti sa regalare. Atleti che sorridono, altri più tesi, altri preoccupati… ma tutti lì con la voglia di esserci, con la voglia di vivere questi 40 km in maniera unica.

La scelta dei compagni di corsa mai casuale, la ricerca di avere qualche affinità con loro, perchè non basta correre la Monza – Resegone, la devi vivere e per riuscirci al meglio devi essere tutt’uno con gli altri componenti della squadra. Poco importa se poi lungo la strada ti ritrovi davanti o dietro, o a inseguire dopo un ristoro dove ti sei attardato. Sembriamo quasi dissociati l’uno dall’altro, ma poi cerchi con la coda dell’occhio di carpire come stanno i tuoi amici. E allora provi a interpretare al meglio la corsa, tiri, molli, allunghi… si certo si dovrebbe trovare un ritmo regolare, ma non c’è nulla di regolare a correre in tre, non puoi pensare al tuo stile di corsa, ti devi adattare a quello degli altri. Il caldo, la sete e l’umidità ti condizionano la gara, un attimo prima ti pare di stare bene, e 5 passi dopo hai le gambe molli come miele. E allora viene fuori la forza dei “tre” sai che gli altri due contano su di te e tu trovi energie che non pensi di avere. E quando arrivano i crampi sarai consapevole che gli altri vorranno tirare ancora avanti perché noi si vuole arrivare a Capanna Monza, e così con i muscoli azzannati trovi ancora quella forza per provare a correre verso Erve, dove magari da solo non ci arriveresti, dove magari ti fermeresti prima dicendo chi te lo fa fare. Ma no lì non si può… niente di epico, ma prosegui più perché lo devi agli altri due più che a te stesso. E allora in centro Erve al ristoro il tifo ti fa ripartire verso il Bar Barile da dove inizierà il tratto sterrato. Lì è il nostro “regno” , siamo una terna di montagna, ma la forza è quella chè, i muscoli vengono svuotati dai km precedenti e i crampi non ti danno una mano di certo. Vedi i tuoi compagni la davanti, apparentemente senza problemi, oppure realmente non li hanno, ma tu non lo puoi sapere. Cerchi solo di non perdere le loro luci frontali, anche perché lassù dobbiamo arrivare in tre. Ecco si ogni tanto le loro voci sono molto vicine ti incitano, poi ripartono e tu di nuovo a cercare la in fondo quella forza che ti fa andare avanti assieme ai tuoi compagni di viaggio. I crampi ora li ignori. Arrivi alla bocchetta ultimo ristoro, forse non ti rendi neppure conto di quanto ti manca, di sicuro vorresti già essere all’arrivo ad assaporare una ottima birra fresca in questa notte di caldo. Riparti è l’ultimo sforzo, credi che della terna in questo momento sei quello più affaticato oppure il più lucido nel preservarti un attimo prima di crollare a poco dall’arrivo. Si perché questa è la Monza-Resegone, non è mai finita sino a quando non vedi l’ingresso del rifugio. Questi Sali e scendi sono tremendi, sembrano infiniti eppure li ho fatti diverse volte, ti aiuti con mani a passare i punti critici. Ora la fatica non esiste più perché l’aria dei pini ti dice che manca veramente poco …. Le luci dell’arrivo, senti gridare “Mario, Mario” e lui ti risponde, ti dice di muoversi che ha fretta… in realtà starà li tutta la notte ad aspettare tutte le terne e a smontare già qualcosa a gara terminata. Ecco l’ultimo incitamento e poi la gioia del traguardo, ti abbandoni…
Ringrazio Ivano per non aver mai mollato… orgoglioso di lui anche se poi all’arrivo mi ha mandato “ a fare in c…” grande il mio fratello !

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