Casnigo, linea di partenza del Trail degli Altipiani. Il cielo sta già versando lacrime, nulla in confronto alla vera disperazione di quelle nuvole che da li a poco sfogheranno tutto il loro dolore. Le rocce raccogliendo quel pianto diventano da subito scivolose, la terra bagnandosi diventa fango , le radici avide di acqua diventano dispettose. Grip, mega grip, gorotex, bastoni, kway, zaini e borracce, cappellini e fasce: a comandare sempre lei la montagna. Non importa se queste non sono le “vere Orobie” , ma questi sentieri si fanno rispettare.

La gara risulta veloce, Malga Longa arriva in fretta e da li la discesa lunga su poderale sino a Clusone. Il sole fa capolino, vorrebbe comandare come nei giorni scorsi. I nostri indumenti dapprima bagnati di acqua, ora sono inzuppati di sudore e umidità. Il cappellino continua a gocciolare, e la sete si fa sentire. Una lattina di birra moretti, non si dovrebbe in gara, ma la testa ne ha voglia. Scende fresca con molto sollievo per me. Riparto verso il rif San Lucio e da li al pizzo Formico. Qui centinaia di ricordi si accavallano, gli ultimi di un paio di settimane fa. Tifo da stadio in cima. Giù poi verso la colonia, ma prima di arrivarci si taglia a sx, il bel traverso, fatto tante volte, il sentiero è quasi asciutto, il sole scalda. E’ di nuovo lui a comandare. Il rif Parafulmine è la nostra oasi, al pari di quel ristoro a pochissimo dall’arrivo che ha esposta una bella bottiglia di aranciata. Sento che questa avventura sta finendo, di solito non mi va di gareggiare in posti dove mi alleno, ma questa volta dovevo dare una svolta al mio modo di pensare, perché le emozioni non possono essere confinate in spazi.
E così l’arrivo condiviso con la “solita” maglia delle famiglie lesch-nyahn . Anche questo è trail

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