E questa volta scrivo io! Me l’ha chiesto un amico e io ci provo….
Motty, dove tutto è iniziato.
Curi la data da molto, anzi appena compare sul sito già inizi a sognare…..chissà se quest’anno si ritorna.
Deve capitare nella settimana che sei libera e così aspetti, aspetti perché tutto si incastri, aspetti che passino le ferie, il Natale e siiiiiiiiiiiii! La data è quella giusta, può andare!
Certo ci sono gli strascichi della maratona di Verona, oramai ci convivo, ma l’ortopedico è quel medico che ti blocca e non si ascolta e così si va avanti tra alti e bassi.
Ci speri in quel 7 maggio, ma non è semplice, certo potrei andare da sola ma non voglio, soprattutto qui, il mio primo trail e resti in attesa…..
Arriva la settimana della gara, oramai non ci speri più. Anche Ciaci è libero questa domenica, ma penso al sabato sera e se confermiamo la nostra presenza alla serata Latina. Ciaci mi risponde con un vediamo. Boh! Non è poi così strana questa risposta tanto che passa quasi inosservata alla mia attenzione, si decide spesso senza fare troppi programmi. Poi mercoledì mi arriva un messaggio: “ci iscriviamo al Mottyno” ed io: ” Veramente?” Non ci posso credere! Felicità alle stelle!

Mottyno….che carino, piccolino, è tenero, un trail piccolino di 18 km e poco più di 800D+, ce la metterò tutta, potrebbe essere l’unica della stagione e va assaporata lentamente. Iscrizione fatta ad esaurimento posti, essere dentro x grazia ricevuta, siamo fortunati, grazie a todos! Si prepara tutto la sera prima per non dimenticare qualcosa o quasi x schizzare via domenica mattina presto. Prima delle 8 bisogna essere là, dobbiamo salutare e vedere assolutamente la partenza di Fluido. Uff!ho scordato qualcosa, me ne accorgo troppo tardi, che disastro!
Ma daiiiiiii…… e come sempre si sfora con l’orario della partenza programmata. Pedemontana? Questa grande sconosciuta con i suoi “Bip- Bip”  collegati al telepass e finalmente Armeno. Ricordo il parcheggio e di corsa sulle linee di partenza! Individuato Davide e….. dov’è? Un gesto e un balzo e sono davanti al nostro Fluido che avrà pensato: “l’è matta!”  Giusto il tempo per un saluto e i grandi della 40k partono.
Dopo tocca a noi, il tempo vola, incontro uno dei miei Capi Alpino a cui ho promesso un caffè e dopo due chiacchiere di deformazione professionale sull’Adunata di Treviso ci congediamo per andare a prepararci.
E no! Questa volta non si parte da ultimi come a Premana…almeno a metà dai!
Utopia! Neanche 300 metri e Ciaci si ferma ad allacciare le scarpe, me l’ha fatta, vabbè, ultimi, ma proprio ultimi. Com’è che “beati gli ultimi che saranno i primi” con noi non funziona?
Corriamo, c’è tanto da correre, non ricordo di aver corso tanto l’anno prima, le salite quasi non ci sono e dove sono finite? Quelle belle salite lunghe e rigeneranti dove cambi il passo e riprendi fiato….se vai piano.
Si ecco, ci sono! Le bacchette aiutano e si va.
Nel primo tratto i ricordi sono un po’sbiaditi, ricerchi il vissuto dell’anno prima, le emozioni provate ma poi ti soffermi sul paesaggio e su quelle montagne innevate che si aprono davanti ai tuoi occhi. Illuminate dalla neve e da quel piccolo cielo bianco che separa le cime dalle nuvole grigie. Uno spettacolo che lascia senza fiato…..più degli specchi d’acqua che in quel momento sovrasti. Corri e cammini velocemente in salita. Là nelle retrovie abbiamo gambe un po’ più allenante probabilmente e si sorpassa i nostri compagni di gara e ci si lascia sorpassare in discesa con questa altalena che alla fine è piacevole.  Bello, ti ho raggiunto ora, ti vedo e poi….bravo, vai avanti tu, sei più veloce qui.  Questi i pensieri che si mescolano ai ricordi. Si si, sono un po’ competitiva ma non sono una top runner, mi piace correre, divertirmi e sicuramente mettermi alla prova e fare meglio se il fisico te lo permette.
E ce lo permette? Abbastanza dai, in discesa andiamo al risparmio per non sollecitare troppo le articolazioni, ci godiamo ogni sasso, ogni radice e alberello che incontriamo.
E in discesa hai i ricordi più chiari….scorci di vissuto: il ristoro con le ultime due bottiglie d’acqua, la panchina con la baitina, la fontanella…. e il grande dolore ai piedi e la gran voglia di arrivare e finire, le lacrime agli occhi che non sai più se è immensa gioa o dolori interminabili. Riconosci immediatamente l’ultimo attraversamento su strada che porta sul sentiero in discesa dove un fantastico volontario l’anno scorso ti aveva incoraggiata dicendo che mancavano 2 km…erano di più….ma che importa!
Qui come l’anno scorso, si tira un po?. Ciaci non va più al risparmio per la sua anca, accelera anche se non è al suo top perchè mi semina sempre quando parte. Sono ancora e forse rimarrò una schiappa in discesa, quindi penso a divertimi.
Il sentiero finisce e inizia l’ultimo tratto su asfalto, si volta pagina oggi, prendo la mano di Cesare che mi guarda dicendomi: “è presto”. L’anno scorso mi hai portato tu al traguardo da qui, quest’anno tocca a me, ma è lui che mi fa volare giù fino al traguardo, è più veloce….aiutoooooooo!….Ciao Davide! I gonfiabili all’orizzonte. Tagliamo il traguardo anche quest’anno felice di una nuova magica avventura tra le bellezze di queste montagne. Finisher dove è stato il mio battesimo della mia prima gara e del mio primo trail! Fantastico!

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1 commento on Motty…no. L’anno dopo

  1. Ciaci ha detto:

    E vaiiiiiii..
    Brava Enzina.
    Bella la descrizione della gara.. E si valicare in vetta é stato stupendo.. :)

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