Ho volutamente fatto passare giorni dall’evento. Tante idee e molto confuse per riuscire a raccontare questa avventura e, anche ora che ne ho poche, non sono neppure nitide.
E’ sempre una gara dura, il presagio del primo forte caldo dell’anno da subire in gara. La consapevolezza e la serenità di non essere in forma o meglio preparato per fare 75 km e 4300mt d+.

Non è una questione solo fisica, a quella sopperisco abbastanza facilmente, basta rallentare quando non se ne ha più. E’ la determinazione che mi manca, quella che a volte serve per farti andare più forte e di sopperire alle crisi che a volte, in queste manifestazioni, possono capitare. La compagnia straordinaria di Filippo Canetta è sicuramente fonte di svago e scaccia pensieri.
La partenza è la solita: pericolosa se si lasciano andare troppo le gambe. Per fortuna il ritmo è ben calmierato.
Il ristoro delle “torte” è uno dei pezzi forti della BVG. Non si può saltare e non lo si salta. Fette e via verso Bogliaco dove inizia la gara con la salitona più dura. Si sale tranquilli, senza spingere. Agli “Alpini” si beve un po’ e poi via per la discesa tecnica affrontata cautamente, in contrasto con lo scorso anno dove mi fiondai a mille, giù tra catene e single track. Ora la temperatura comincia a salire, sui traversi si fa sentire. Le gambe cominciano a indurirsi, ma tutto sommato si riesce ad andare avanti.
Azz! un bastone mi si rompe e siamo appena dopo la metà gara! E di necessità virtù si usa l’unico rimasto. Si passano di continuo i ristori dove bere è l’obbligo e dove ho la fortuna di trovare kratos che mi passa i gel e i sali. Ho oramai i crampi un po’ ovunque, anche se BV sta facendo il suo dovere cercando di limitarli. Decido così di non forzare in discesa per evitare contrazioni dolorose. Il caldo è oramai per me insopportabile. Non sto male, ma sento che la resa è drasticamente calata. Nessun grande problema a dire il vero, ma la forza è venuta meno. Per cui con Filippo manteniamo un’andatura che non ci fa mai fermare, ma neppure brillare, tanto che alcuni atleti da dietro ci superano. Si arriva alla croce, il suono della campana, discesa bella tosta e poi di nuovo la salita, il ghiaione, per vero non molto lungo, ma sicuramente non facile. Sento l’avvicinarsi di altri atleti, infatti mi guardo attorno e sotto di me ve ne sono un paio alla base del ghiaione. L’ultima discesa la si fa tranquilli, le gambe oramai sono un po’ bloccate o meglio scariche, il contraccolpo alle articolazioni è bello tosto, il fiato tutto sommato non manca, quindi vuol dire che nell’insieme la gara è stata gestita bene. Si arriva all’interno della pista d’atletica, l’arrivo oramai prossimo.
Ceci, la figlia di Filo, ci scorta come una “valletta” sino all’arrivo dove si taglia il traguardo con la maglia delle “famiglie lesch-nyahn”. Abbraccio Filo, per me un piacere, un onore, un privilegio aver passato l’intera gara con lui.
Sono abbastanza stanco, qualche dolore che emerge, sinceramente ci faccio anche poco caso da tempo. Ristoro, mi soffermo un po’ prima di andare a fare la doccia.
Si parla, si saluta, si ritrovano persone e amici. Ora emozioni escono alla grande, una bella doccia per raffreddarmi un poco, un piatto di formaggio e poi al bar ad aspettare i grandi amici in gara. Uno più bravo dell’altro, perché ognuno a suo modo ha vissuto una giornata di vero Trail.
Colgo l’occasione di questo scritto per ringraziare i tantissimi volontari sul percorso, mai visto un dispiegamento di personale così folto. Ringrazio il TRB per la splendida e la perfetta organizzazione e ringrazio ancora il Trail che sa regalarmi ogni volta qualche sorpresa.

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