Tartufo trail running.
Faccio 2 conti: ritiro pettorale dalle 06:30 alle 07:30, briefing dalle 07:30 e partenza alle 08:00, tempo previsto di trasferimento auto 2ore e mezza. Risultato per essere a Calestano per le 07:00 (calcolo un margine di sicurezza) devo partire da casa alle 04:30, dunque devo alzarmi almeno alle 03:30 (ho i miei tempi) e poi son da solo. No, opto per andare a Calestano il sabato pomeriggio e pernottare là.
Federico mi raccontava che alla maratona di Vienna aveva pernottato in un albergo con camera con vista sulla partenza; anche io (nel mio piccolo) posso dire che al Tartufo trail ho dormito in una camera con vista sulla partenza !
Il trail presenta due tracciati: uno da 26 km ed uno da 50km, con partenza unificata; al cancello del 21° è possibile scegliere il percorso, se si arriva entro il tempo di 3h15’. Io non ho dubbi, i 50 non li ho ancora e non ho problemi di arrivare al cancello nel tempo limite, farò in ogni caso i 26.
La sera socializzo con Giuseppe di Lambrate e fra passeggiatine nel borgo di Calestano e discorsi generici sulle corse e su questo trail in particolare, arriva l’ora di andare a letto.
Al mattino sono sveglio presto, prima ancora delle 6; mi affaccio dalla finestra, ovviamente non ci sono ancora segni di vita. Benissimo: ho tutto il tempo che voglio. Intanto iniziano i soliti dilemmi su che abbigliamento indossare. E’ vero che è presto, ma fuori c’è un leggero e fresco venticello. Alla fine opto per i soliti calzoni corti ed una maglia tecnica a maniche lunghe (diciamo di mezza stagione). La scelta (per la parte sopra) si rivelerà azzeccata solo per il tempo di attesa del via (siamo fermi, il sole non ci “bacia” ancora e persiste quel venticello), poi si rivela decisamente troppo “pesante; nello zainetto/camelback avrò il cambio leggero, ma avrò anche la voglia di non cambiarmi.
Briefing alla “Baita degli alpini” (arrivo) e poi di nuovo alla partenza (sotto la finestra della mia camera). Si parte tutti assieme, in gruppo con un safetytrailrunner che ci conduce attraverso il bellissimo borgo (riqualificato alla grande con opere di edlizia in sasso) di Calestano, in un continuo saliscendi abbastanza nervoso fino alla periferia dove , tanto per iniziare alla grande, subito ci aspetta un bel pratone in salita. Ovviamente io sono, come mia abitudine, quasi in coda al serpentone (dimenticavo: serpentone di circa 120/130 atlete ed atleti) ed è già uno spettacolo vederlo salire. Piano, col mio passo cerco di tenere un’andatura regolare, senza strafare. Siamo sempre in salita, ma per ora la durezza del percorso è simile a quella di una “tapasciata” impegnativa. Verso il 4°km abbandoniamo la parentela con le tapasciate: c’è una discesa abbastanza tecnica attraverso il bosco, che si concluderà con un bel ripido pratone. Subito si ricomincia a salire , con la chicca di una bella “brughetta” a Ramiano: solo 100 metri, ma praticamente un muro scivoloso come pochi. Continuiamo a salire e qui mi prendo una pausa facendo almeno un kilometro a passo svelto in compagnia di alcuni runner locali (forse non avevo bisogno di questa pausa, ma mi ha fatto piacere scambiare quattro parole in tutta calma). Dopo aver raggiunto quota 670 m iniziamo a scendere, dapprima lievemente attraverso una pineta, poi più decisamente sempre in single track lungo un percorso reso tecnico dalla sua particolare conformazione molto sconnessa con parecchie pietre. Un pezzo di asfalto ci fa prendere fiato e ci porta al primo ristoro a Vallerano. Dopo qualche centinaio di metri la strada riprende a salire bruscamente, siamo attorno all’undicesimo kilometro e in questo momento sono molto fiducioso sul fatto che passerò al famoso cancello con molto margine e concluderò la gara in 3 ore circa.
Ma, come si dice, avevo fatto i conti senza l’oste, anzi senza gli osti. Il primo oste si presenta subito : il fango, che ci terrà compagnia fino al 23° kilometro. Le mie “Sonic TR” iniziano a pesare sempre di più; le guardo: blocchi di fango le si avvinghiano e non c’è verso di pulirle, o meglio certo che se si vuole si possono pulire, ma dopo due passi siamo di nuovo da capo. Le sento pesanti, addirittura prendo sbandate quando alzando il piede il peso inatteso mi sbilancia. Aggiungiamo che, per un problema al piede sinistro, non posso allacciarla stretta: l’effetto ventosa/risucchio della scarpa rischia molte volte di lasciarmi con il piede scalzo. Ma tant’è, mi dico che son venuto a fare un trail e non una mezza su strada e poi, mi sto divertendo da matti.
Con le scarpe pesanti arrivo al primo controllo chip e poco dopo si presenta il secondo oste: le vere salite del trail. Non è che quelle appena passate fossero leggere, ma adesso si inizia a fare sul serio. Passo dopo passo mi accorgo che l’aver studiato l’altimetria a tavolino mi ha ingannato e di tanto. Queste salite tirano e sembrano non finire mai, soprattutto le ultime due frazioni, diciamo dal 16 al 20 kilometro. 4 kilometri che mi son sembrati almeno il doppio e mi hanno segnato i muscoli delle gambe. Salivo, salivo e sembrava non finisse mai e qui ho dovuto resettare le mie aspirazioni di gara: cancello almeno 15 minuti prima del tempo massimo ed arrivo in 3 ore e mezza. In questi 4 kilometri sono stato raggiunto dai compagni con cui mi ero intrattenuto all’inizio e da un runner locale, che ci ha erudito sul nome dei luoghi e sulla raccolta del tartufo.
Finalmente si arriva al secondo controllo chip: siamo in cima al monte Sporno, le salite son finite ed inizia una bella discesa abbastanza tecnica e su un terreno argilloso e scivoloso; c’è meno fango in percentuale, ma qui lo avrei anche preferito. La corro, ma col freno a mano tirato, anche perchè ho i quadricipiti che iniziano ad essere super affaticati ed il controllo viene un po’ meno. Comunque arrivo al cancello/ristoro appena dopo i miei compagni di viaggio, che invece avevano aggredito meglio la discesa. Mi concedo una bella pausa bevendo Coca e mangiando qualche biscottino e tentando di pulire le scarpe, impresa ardua ed inutile, perché appena riprendo la discesa ritrovo ancora fango e fango. Il cancello l’ho passato nei tempi limite 3.08, su 3.15, anche se per me non fa differenza. Ma da adesso inizia una nuova corsa per me. Intanto ho ripreso un po’ di forza nella gambe e correrò, non forte, ma correrò fino all’arrivo. Ma soprattutto mi ritrovo da solo, e è per questo che inizia una nuova corsa: da solo in mezzo alla natura , che corro con un mio ritmo motorio, ma anche con un ritmo interiore, completamente fregandomene dei tempi e dei posti in classifica, ma correndo solo per il mio piacere di correre, che sento nello spirito e che supera anche la fatica fisica. Questi sono i tratti di corsa di cui godo veramente (ed ad essere onesti mi capita qualche volta anche in tapasciata di trovarmi in queste condizioni ideali).
Concludo la prova in 4ore, soddisfatto, un po’ stanco e molto infangato. Il ristoro è una pacchia: mortadella, prosciutto, coppa e parmigiano-reggiano !
Dimenticavo, ottimo anche il pacco gara composto da un camelback e da prodotti locali.
Se dovessi dare un voto, anzi lo do: decisamente un bel 8 +. Organizzazione precisa e molto presente sul tracciato, segnalazioni puntuali , forse da rendere più visibili al colpo d’occhio (in qualche punto era facile, se si arrivava veloci, non vedere l’indicazione e scegliere la strada più logica), ristori forniti. Percorso vario, duro e bello (attenzione il fango l’ha reso ancora più bello). Per il 2010 mi piacerebbe tornare e questa volta per tentare i 50 kilometri.
Commenti

Commento di giuseppe
Il 13 Ottobre 2009 alle 18:32
Bravissimo Runningmau!!! bel resoconto della gara,l’anno prossimo tentiamo insieme l’avventura dei 50km. complimenti…..
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Commento di Fluido
Il 14 Ottobre 2009 alle 08:52
ce l’ho fatta
bene RNM, avevo capito che ti cimentavi sulla 50 km … bel racconto niente da dire, da amici ho avuto altro ottimo riscontro sulla organizzazione… la terrò segnata per il 2010…anche se sono davvero tante le gare a cui mi piacerebbe partecipare
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Commento di Er Ciaci
Il 13 Ottobre 2009 alle 08:02
Grande runningmau! Mi hai fatto venire un gran desiderio di andare a correre in quei posti. Bel racconto ke lascia una voglia di correre in mezzo alla natura per cancellare lo stress della vita quotidiana. E complimenti; fare percorsi tranquilli rikiede sempre un bello sforzo, x realizzarsi nn è necessario fare una lunga distanza, anke se i tragitti lunghi hanno un loro fascino…
Bravo…
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