Lavaredo ultratrail: una attesa lunga un anno…

Trail Scritto da Simone 76

 

Un gran percorso, una temperatura ideale per faticare sù sentieri e una splendida compagnia hanno reso questa giornata, una giornata da incorniciare.

Si parte alle 6, parto lentissimo, sono un pò timoroso, ancora brucia il ritiro dell’anno scorso.
Durante questi mesi un pò di lavoro l’ho fatto, dislivello ne ho macinato e km non me ne sono certo fatti mancare, sono sicuramente più preparato e questo è il momento di dimostrarlo.
Decido di viaggiare ad andatura controllatissima fino al 30°, la Foresta di Somadida, forcella Popena col suo ghiaione mozza-fiato e la discesa in picchiata su Misurina fanno volare il tempo, sono fresco e non voglio esagerare, decido di procedere così fino in fondo alla Val Marzon, ascoltando le mie sensazioni e cercando di spendere il minimo indispensabile perché so che dopo mi aspetterà “Sua Maestà la salita”, la Val di Cengia, me la sono sognata più e più volte durante quest’anno, passo per passo, fino a forcella Lavaredo.

La mia personale tabella di marcia procede con precisione quasi Svizzera, ne sono stupito, allo scoccare della quinta ora parte l’attacco alla Val di Cengia, non prima però di incrociare “patron Brogioni” che mi chiede come và, “tutto bene” rispondo; in effetti è proprio così, tutto bene, sono a metà percorso, un discreto dislivello alle spalle e non sento nemmeno un po’ di fatica, solo un leggero indolenzimento ai quadricipiti dovuto alla lunga discesa dal Rifugio Carpi, credo sia normale.

Ok, ora è il momento di capire come andrà oggi, fuoco alle polveri, salgo concentratissimo, ogni tanto raggiungo qualcuno e lo supero, voglio rimanere solo e concentrato, ogni tanto qualcuno mi raggiunge e rallento per farlo allontanare, non voglio distrazioni, "devo" rimanere concentrato.
Prendendo quota rivedo tutte le stazioni della Via Crucis dell’anno scorso, strizzo l’occhio al pino che l’anno scorso mi ha fatto un pò d’ombra in attesa che la crisi passasse, non nascondo che come un bambino gli ho anche detto "hai visto? quest’anno ce la faccio da solo".
Si procede, mantengo i battiti dentro la giusta soglia, quella che mi permette un passo lento ma incessante, non una sosta, non mi fermo mai, nemmeno per prendere l’acqua, voglio arrivare lassù, dove spiana, questi 1300D+ sono per me una corsa nella corsa; questa volta non mollo, questa volta me la “mangio”
Passo la cascatella, anche se quest’anno visto il volume d’acqua merita di essere descritta come vera e propria cascata, vedo i tornantini, quelli ripidi, mi dico “forza, vai avanti, tra poco prenderai fiato”. L’ultimo tirone e ci sono, ecco il prato, qui si può respirare a pieni polmoni, i battiti vanno giù e mi rendo conto che l’ultima ora e un quarto è volata via senza accorgermene.
Ok, ora è il momento del secondo attacco, alla forcella Lavaredo; qui si gode di un’ampia visuale, il panorama è da brividi, siamo nel posto più bello del mondo.
Eccomi ben oltre i 2000mt, per un Trailer da cavalcavia come me è come scalare l’Everest, il fiato regge, le gambe anche; non sembra nemmeno di essere in salita ma un occhiata al gps mi dice che c’è da guadagnare ancora qualche centinaio di mt e quassù non è facile.
La mia è una marcia forzata, non mollo un attimo, forza, arrivato al cospetto delle 3 Cime penserò al dà farsi, ma ora l’obiettivo è arrivare lassù, sbuffo, mi rendo conto che stò salendo, sono a 2400, vedo la forcella e alla mia sinistra il “capolavoro”, anzi i “tre capolavori”.

Sono passate 7h30’ esatte, ora ho la netta percezione che oggi “sarò fra i molti”, sorrido e vorrei uno specchio per vedere la mia faccia da ebete.

Dovrei fermarmi per mangiare ma 200mt più avanti vedo Gianpaolo (Gpguindani), la discesa insieme non me la voglio perdere e allora giù in picchiata con lui davanti a fare da pacer ed io dietro impegnato a non lasciarlo andare; che discesa! Si perdono 900mt abbondanti, tutti di corsa, tutti d’un fiato. Bellissimo!
Rimango con lui e il suo socio fino a poco prima dell’attraversamento del torrente, poi li saluto, il loro ritmo per me sarebbe deleterio.
Si ricomincia a salire e dopo tanta discesa non mi dispiace affatto, provo uno strano senso di piacere nel macinare dislivello con le gambe doloranti; sono un po’ masochista ma sono sicuro che voi capite quello che voglio dire.
Da qui è un piacevolissimo falso-piano con ruscello a lato fino a Malga Rinbianco, godibilissimo, in una parola “bucolico”; sono purtroppo bollito e il mio ritmo è terribilmente crollato ma ecco che svoltata una curva, tanto bello quanto inaspettato il Ticci-Micio ristoro, un’apoteosi, una vera sorpresa, ed ecco che il secondo sorriso ebete compare sulla mia faccia.
2 bicchieri di coca e ovviamente uno di birra, rinasco, ora la netta sensazione che era “oggi finirò” passa a “è finita”; mancano 10km e nessuno mi può più fermare; meno i bastoncini come un fondista, la mia impressione è che marcio velocissimo ma questa è puramente un’impressione, sembro un mimo e il ritmo è blando.
Splendido il bosco in single-track sopra Misurina, da cartolina, troppo corto però, davanti a me una cattivissima carrozzabile sterrata che ci porterà giusto sotto il Col de Varda, “cavolo se tira, fa male e stò spingendo di braccia, di spalle e di coscia, dò tutto quello che ho sapendo che poi sarà solo discesa, spingo, mi sforzo, tiro, spendo, il sentiero spiana, et voilà, serbatoio a zero! Vuoto ! Completamente vuoto !

Ora saranno 6km di discesa, se ne hai in un’ora sei giù ma io non ne ho nemmeno un po’ e quindi meglio distrarsi.

Mi fermo, sciolgo dei sali e ne bevo mezza borraccia, me la godo, guardo il panorama, qui è uno spettacolo della natura, sento il magone in gola, gli occhi diventano lucidi, una sola lacrima scende ma vale come un fiume.
18 mesi fà, dopo 5 anni di stop e 15kg ho ripreso a correre, i 20 minuti più faticosi della mia vita, da allora tanti km e tanta fatica è passata, ma ora so il motivo, è per questo, per essere qui, adesso, mi sento arrivato e sono felice.

I restanti km nel bosco sono stati per me una sorta di passerella, le gambe erano dure come quelle di Pinocchio prima che la fata dai capelli turchini lo trasformasse in un bambino in carne e ossa, il sentiero nel sotto-bosco è divertente, a volte sembra di essere all’Aquafan da tanto che si scivola… un gran bel finale davvero… si sentono le macchine laggiù in fondo, questo vuol dire traguardo…

… ma io, il mio traguardo, lo avevo già tagliato.

 

Simone Bragazza – 11h56’53’’

Commenti

Er Ciaci

Commento di Er Ciaci
Il 25 Giugno 2009 alle 08:12

Finalmente un racconto di uno che soffre come me a portare a termine certe menifestazioni. 8) Complimenti, per noi umili essere umani l’impresa diventa doppia! :D Bravo Simone… 8)

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fluido

Commento di fluido
Il 25 Giugno 2009 alle 08:25

bravo simone!!!! bellissimo racconto!!!
finalmente hai vinto la sfida!!!
aspettiamo anche altri racconti da una bella penna (tastiera :lol: ) come la tua

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jolik

Commento di jolik
Il 25 Giugno 2009 alle 09:05

davero bello complimenti per l’impresa e per il racconto!!!!

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Manu

Commento di Manu
Il 25 Giugno 2009 alle 11:19

Gran bel racconto, favenire voglia di presentarsi alla partenza l’anno prossimo.
Complimenti….. :D

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nuvola

Commento di nuvola
Il 25 Giugno 2009 alle 12:09

E vai Simone ! mettersi in gioco e vincere la sfida dà sempre una grandissima soddisfazione , e in contesti stupendi come quello della Lavaredo , ancora di più !!

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fluido

Commento di fluido
Il 25 Giugno 2009 alle 12:29

per inciso anche il nostro caro nuvola ha terminato la LUT !!!! Complimenti anche a lui!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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Simone

Commento di Simone
Il 25 Giugno 2009 alle 13:06

della serie: piccoli Fluido crescono…
un bravissimo al nostro Gioele-Nuvola, alla sua prima Ultra non ha fatto una piega, Partito-Corso-Arrivato - da manuale direi…
e secondo me vale anche 1h30′/2h meno…

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