Giir di Mont: la perlustrazione.
Ecco che cala la sera e tutto tace. Io apro il Pc e provo a scrivere qualcosa di bello sull’ultima giornata di corsa, ma qualcosa non va il sonno mi prende, chiudo il portatile e vado a nanna.
Un’altra serata. La stanchezza di oggi, complice il caldo, si è fatta sentire e le gambe sono legnose. Il giro di Premana ha lasciato il segno… Gia, Premana: che bella vallata…. Comincia a venirmi in mente i momenti belli di quel giorno. E pensare che tutto incominciò con un post messo velocemente sul sito di Podismo Brianza che diceva: “vorrei andare a provare il Giir di Mont a Premana giovedì”. Nessuno si fa avanti ed io replico: “Non so che faccio ma giovedì sono sui monti”. Allora, e io ci speravo, si fa avanti Giak e ci si organizza per questa ennesima avventura.
La voglia di tornare a correre sui sentieri era tanta, da troppo tempo mancavo sullo sterrato e soprattutto quello montano.
Giovedì arriva, e con noi si aggrega nuvola: triatleta di buon livello. Ci pensate, io che scarseggiavo a fare una manciata di km ora mi trovo a correre in montagna con due personaggi del genere. Si, perchè anche Giak è un ottimo atleta di arrampicata sportiva, dove nel suo passato non mancano vittorie di prestigio e qualificazioni importanti a livello mondiale.
Ora siamo pronti e si parte dalla zona industriale di Premana. La conoscenza del percorso di Giak è determinante e si incomincia a percorrere la prima salita che porta all’Alpe Chiarino. Notiamo che il percorso è segnato, quindi proseguiamo tranquillamente e corricchiamo quei quasi 800 mt di dislivello con tanta semplicità, che arriviamo in cima senza essere stanchi. Questa si può definire un salita morbida. Varie foto, si incomincia a scendere e lentamente si perde quota.
Qui, in gara, terrò un buon ritmo, penso sia un punto dove si possa guadagnare qualcosa.
Transitiamo un alpeggio dove sarà posto il cancello delle due ore. Si scende ancora lungo un carrozzabile fino ad arrivare a quasi 1000mt di quota. Questa discesa è sempre tranquilla e mai severa, anche se io faccio qualche errorino e inciampo qua e la. Mi manca un po’ di dimestichezza. Ultimamente ho corso troppo sul risparmio e alzo poco il piede e qui non va bene. Poi avendo un ginocchio in condizioni precarie preferisco usare scarpe morbide da corsa invece di quelle più arrancanti da trail.
Quando vedo che la carrozzabile incomincia ad inerpicarsi, guardo il GPS che segna la quota di 1200mt, essendo il passo sopra i 2000mt ne deduco che ci aspettano più 800mt di dislivello. Inizia la seconda salita.
Si sale costante e sempre leggermente fino ad un ponte, poi si lascia la carrozzabile e si sale su sentiero e la pendenza cambia sempre di più. Si sale, si sale… e dopo aver guadagnato più di 600mt di dislivello arriva il tratto più severo, dove il sentiero diventa molto, molto ripido. Io quasi toccavo il terreno con le mani. Capisco che quello doveva essere il punto cruciale. Nel frattempo il cielo si scuriva e io salivo, faticavo e mi sembrava di immaginare e udire la sofferenza di molti skyrunner passati prima. Quel posto è ancora impresso in me. Come se quel terreno mi parlasse e mi disse “ qui ho visto soffrire molti!”. Un brivido mi percorre la schiena e nel frattempo proseguo nel mio solito modo, senza bastoncini, con le mani sulle ginocchia, fino a spingere, verso la bocchetta, che vedo avvicinarsi sempre di più, lasciandomi alle spalle quello strano tratto, dove sul suo tracciato traspirava un’aria strana di sofferenza patita da molti partecipanti al Giir di Mont.
Uno spettacolo si apre dopo la bocchetta di Larec e si vede un’altra vallata. Ora si scende e il sentiero è proprio ripido fino ad arrivare a valle. Purtroppo un’indicazione messa male ci fa imboccare un sentiero sbagliato e si ricomincia a salire. Io me ne accorgo, ma non ne ho la certezza e allora si sale. Cerco di far capire che qualcosa non va, avendo il GPS che mi segnava una quota che non rispecchiava quanto visto in cartina, ma loro pensavano che ero cotto e vaneggiavo. Continuano a salire fino a quando Giak si convince e da un occhio alla cartina capendo l’errore. Si torna indietro per poi proseguire sul tracciato giusto, purtroppo un altro forte scroscio ci fa rinunciare all’ultima salita che sulla carta non sembrava di difficoltà eccessiva e cosi si ritorna alla macchina, per poi andare a consumare un 3° tempo in un baretto in compagnia di un bel panino affogato da un bel birrozzo,
Bella esperienza e contento di aver visto il tracciato di quella corsa, soprattutto quel tratto speciale. Son convitto che mi manca allenamento di montagna, il famoso trekking. Adesso so come allenarmi per non fallire l’ennesima sfida ed aggiungere al mio curriculum anche questa skymarathon, nella speranza di riuscire a portala a compimento.
Ringrazio Giak e Nuvola per la compagnia. Andar da solo non sarebbe stata la stessa cosa.
E ora aspettiamo il 26 luglio…
Aspettiamo quel tratto…
Commenti

Commento di nuvola
Il 6 Luglio 2009 alle 23:35
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Commento di Manu
Il 7 Luglio 2009 alle 11:05
bel racconto come sempre, signor tester
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Commento di Simone
Il 7 Luglio 2009 alle 13:30
bravi ragazzi, avrei voluto essere con voi,
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Commento di Giakomo
Il 7 Luglio 2009 alle 19:04
@Simone76: preparati per l’UltraDOL….poi, sappi che ho in testa un progettino con un D+ oltre i 7000 in giornata (nel lecchese…non in Himalaya..)
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Commento di fluido
Il 7 Luglio 2009 alle 21:21
bravo Cesare!!! l’ultima salita quella non testata non è dura, ma occorre arrivare con qualche energia disponibile, il rischio è fare come me l’anno scorso…90 min dove al massimo ne servono 60 per terminare la corsa
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Commento di Giakomo
Il 6 Luglio 2009 alle 23:24
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