Culmine san Pietro – Premana
Lunedì 15/06 ore 5.15 suona la sveglia… classico sbadiglio da pigrone… dai Roby è ora di alzarsi, se ti giri ti riaddormenti.
Giù i piedi dal letto… mamma mia le gambe… due legni di faggio secolare, ricordo della proai golem del giorno prima, e non so neppure cosa mi aspetta, mi fido ciecamente del buon giak.
Fugace colazione e via per Montevecchia dove ho appuntamento con due dolci e tostissime runner che già mi aspettano sul posto alla ricerca di un bar… tse aspetta e spera che ne trovino uno aperto alle 6.15 . Si parte così per Ballabio dove ci incontriamo con giak, presentazioni di rito, cafferino e via per Premana dove lasceremo una macchina da utilizzare per il rientro alla partenza.
Il tempo trascorre velocemente, arriviamo così un po’ in ritardo sulla tabella di marcia al Culmine di san Pietro.
Parcheggiato, sistemiamo gli zaini, il tempo non è dei migliori, ma non piove, si parte su comodo sterrato boschivo.
Si corre abbastanza in scioltezza a ritmo blando. La strada dolcemente sale, i miei muscoli mi insultano, ma so che una volta caldi dovrebbero girare un po’ meglio.
Dopo qualche km arriviamo ai piani di Artavaggio desolatamente e piacevolmente vuoti. Si respira una aria di pace e tranquillità. Il passaggio dal bosco a questo altopiano è un toccasana anche per gli occhi che si ritrovano a spaziare quasi a 360°.
Si punta così decisamente al rifugio Nicola, qui iniziano le fatiche di giornata con una salita su sentiero facile ma irto.
Con qualche sbuf sbuf pant pant arriviamo in cresta, da qui si prosegue verso rifugio Gazzaniga , poco lontano dal Nicola.
Breve sosta per rifocillarsi un po’ e capire il sentiero da prendere.
Ok si riparte, discesa veloce e tecnica… le mie gambe dicono di stare calmo….ma il raptus parte e praticamente faccio il pistola di turno e corro all’impazzata giù per il pendio.
Ci ricompattiamo e si va a prendere il sentiero degli stradini, uno dei tratti più belli percorsi della mia breve vita alpinistica. Peccato qualche nuvola bassa che mi impedisce di godere appieno del panorama, ma sento tutto intorno a me la “libertà” del posto.
Raggiungiamo così i piani di Bobbio dove passiamo dal rifugio lecco e dove mi scolo una lattina di birra, come un reduce del deserto beve da un oasi.
Ok dopo la breve sosta si deve ripartire il tempo comincia a volare e insomma non possiamo fare tardi oltre il lecito.
Si punta così verso il rifugio Grassi, dapprima si corre in leggera ascesa, poi si scende di qualche decina di mt per poi fare poco meno di 1 km in un mangia e bevi boschivo.
Ecco, siamo ai piedi della salita che ci porterà al passo del Toro, dovrebbe essere per noi l’ultima difficoltà di giornata. Passiamo attraverso un gregge di capre e caproni e si sale, dapprima su pendio semplice, poi sempre più difficile. Il fiato è sempre più pesante e le gambe lo seguono. Questi continui e dovuti stop mi affaticano oltre modo. Ecco la fontanella che ci preannuncia il passo. Si riempie la borraccia, 5 minuti ancora e siamo sotto il cartello “passo del Toro 1945 mt”.
Sosta per riprende le forze, un bellissimo camoscio ci riempie gli occhi di meraviglia, impressionante la sua agilità. Si riparte ultima rampa, traverso innevato e si vede il Grassi.
Uhmmmm la strada scende un pochino, ci aspetta ancora così un po’ di salita.
Ottimo il rifugio è aperto, una bella lattina di coca cola… si parla un po’ col gestore, si chiedono lumi per il rifugio Santa Rita e si riparte verso il pizzo tre signori. Ecco la deviazione, in teoria dovrebbe essere un passaggio abbastanza in quota, in realtà sbagliamo così si scende in fondo val Biandino. Noooooooo il santa rita è lassù… 400mt più in alto. Le donzelle utilizzano la via di fuga, tramite la val Biandino ci aspetteranno a Introbio (poi senza dilungarci troppo si faranno trovare a Cortenova, il motivo è tutto loro
)
Con giak per evitare ritardi imprevisti decidiamo di tagliare con un bel drittone il pendio così da raggiungere il prima possibile il rifugio. Sono pressochè alla frutta … l’è dura. Giak non molla (è un mulo di montagna) io cerco di restare dietro, credo di essere al 110% . Incrociamo il sentiero, decidiamo di percorrerlo, anche perchè drittoni in quel tratto non si possono fare.
Meno male comincio a rifiatare un po’ si arriva così al Santa Rita. Sguardo sulla montagna del Grassi ed eccolo il sentiero che stava in quota, esposto e con neve… forse nella sfortuna di aver disceso a fondo valle, abbiamo risparmiato qualche passaggio pericoloso, però ora sono veramente stanco.
Ok la Val Varrone ci aspetta. Serriamo i lacci dello zaino… si parte….. giù a chiodo, sterrato, cemento, sassi cementati, bosco…….. frenaaaaa cascata… bellissima “foto”!!!!
Si riparte… anche se non ne ho più la discesa mi diverte troppo, si cerca di far andare le gambe, qualche strappetto improvviso che ci rende goffi, ma oramai la mente è a Premana che raggiungiamo dopo un ripido sentiero
Siamo alla macchina … 36/37 km con 2000+, ora non ci resta che recuperare le gentil fanciulle e ritornare a casa.
GIRO STUPENDO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Commenti

Commento di emilio marco
Il 19 Giugno 2009 alle 13:55
Grande,ragazzi,devo essere sincero,leggendolo,si è corso un brivido lungo la schiena,…quei posti li conosco molto bene,passandoli in lungo e in largo in trekking,…ma “questa”è un’altra storia. Ciao e a presto (si…spera !! )
Like or Dislike:
0
0

Commento di Giakomo
Il 22 Giugno 2009 alle 05:21
http://kominotti.blogspot.com/2009/06/ultradol.html
Like or Dislike:
0
0

il blog di giak







Commento di Giakomo
Il 19 Giugno 2009 alle 06:14
Grazie per la bella giornata! Mi rimarrà impressa per molto tempo…..e domenica ci ripasserò pensandoci!
Like or Dislike:
0
0